Libreria del Cinemapresenta

Sabato 26 luglio 2008, ore 21

PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO
IN FABBRICA
di FRANCESCA COMENCINI
un omaggio al lavoro e alla professionalità degli operai che hanno popolato e popolano le fabbriche italiane

Sinossi: Materiali di repertorio (prevalentemente provenienti dalla RAI e dall' Archivio audiovisivo del movimento operaio democratico) sul lavoro in fabbrica e l'evoluzione della classe operaia in Italia dal dopoguerra ad oggi. Dall'industrializzazione alla grande immigrazione dal Mezzogiorno. Dallo sviluppo della catena di montaggio alla creazione di una coscienza di classe. Dalle grandi battaglie sindacali fino ad oggi, con il tramonto delle utopie e la nascita di una nuova classe operaia, meno impegnata e più individualista.

Premi: vincitore del premio Cipputi al Torino Film Festival 2007

Essendo un film d'archivio sulla storia della classe operaia in Italia nel Dopoguerra, c'è un vuoto che colpisce, nel film di Francesca Comencini: quello tra il grande sciopero di 35 giorni alla Fiat nel 1980 e il 2007. Non è ovviamente solo colpa della regista: è infatti la figura dell'operaio ad essere tramontata come riferimento politico, scomparendo così anche dall'immaginario cinematografico e televisivo italiano. Dopo che per decenni è stato idealizzato come cittadino del futuro, che è stato oggetto di ammirazione e lusinga, l'operaio non è più stato una priorità politica né mediatica. Solo da pochi anni, in coincidenza col più largo dibattito sul precariato, i media e il cinema sono tornati ad occuparsi seriamente del lavoro e dei lavoratori.
In questo senso la scelta della regista non è solo un'operazione nostalgica, coerente con una carriera passata di recente attraverso il toccante documentario Carlo Giuliani ragazzo (2002) e l'interessante Mobbing- mi piace lavorare (2004), tra i pochissimi film italiani di finzione sulla questione del lavoro.
In fabbrica raccoglie documenti fondamentali soprattutto per chi, non avendo vissuto gli anni dell'industrializzazione, riesce così a visualizzare gli elementi di un immaginario operaio ricco di suggestioni. Come la catena di montaggio, le tute blu, gli stabilimenti di Mirafiori o Rivalta e le manifestazioni sindacali, miti laici di una cattedrale abbandonata, quella del movimento operaio, che pure continua ad attirare attenzione e addirittura devozione. Alcune immagini scuotono la coscienza anche quando trattano temi noti, come quelle dei lavoratori meridionali garbati e ben vestiti che dormono alla stazione di Torino perché nessuno vuole affittare loro un appartamento. O come quelle sul lavoro minorile o sui villaggi del sud Italia, svuotati di tutti gli uomini fattisi manodopera per le industrie settentrionali. Documenti toccanti che ricordano il passato contadino e proletario dell'Italia, così vicino nel tempo e così lontano nella memoria collettiva.
Il film è dedicato alla memoria del grande Luigi Comencini, padre della regista scomparso quest'anno. Tra le prime sequenze di In fabbrica si trovano proprio su alcune immagini della serie di documentari sui minori in Italia, intitolata I bambini e noi , che Comencini padre realizzò per la RAI nel 1970. Qui aggancerei la proiezione del cortometraggio inedito di 15' di Luigi Comencini, uno dei suoi ultimi lavori, mostrato ieri sera durante la lezione sul documentario: si tratta di un lavoro svolto su commissione, gli era stato chiesto (a lui, in quanto immigrato con i genitori in Francia dove ha trascorso la giovinezza) di mostrare la sua Francia. Decide di raccontarla attraverso le due figlie, Cristina e Francesca, che tornano sui luoghi della sua infanzia, diario del padre alla mano (lo leggono e lo commentano a tratti), visitando la casa paterna, il liceo, la campagna dove trascorreva i fine settimana fino a chiudere sui cinema dove andava a scoprire il cinema per decidere fin da piccolo di voler fare il regista e non l'ingegnere come il padre. Nel cortometraggio alla fine si vede anche Luigi Comencini. Delicato e delizioso cortometraggio che un po' ricorda nei toni il primo di Truffaut, Les Mistons.